LUCIANO MARRUCCI
Novelle, Racconti, Piccole Storie
 





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Vanni della
Melagrana


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Vanni della Melagrana

II

Le ville di Faggeto.

In tutto Faggeto, di ville antiche, ce ne sono due sole: una in poggio e l'altra in piano. Quella in poggio, fino a poco tempo fa, apparteneva ai baroni della Faina Bianca. Questi baroni erano rammentati dapper-tutto come i più furbi della zona. Avevano una cantina dove poteva entrare un carro con i buoi e dei tini così grandi che, dentro, se non fosse stato per l'odore di groma, ci si poteva giocare una partita di briscola in quattro; almeno così si diceva.
Nella villa c'era anche un bel frantoio che, negli ultimi mesi dell'anno, lavorava giorno e notte. Dalla villa alla valle scorreva in quei giorni un rigagnolo scuro che era lo scarto della spremitura. Non era finita la svinatura, che cominciava la frangitura. I terreni, tutti in collina, non erano a grano, ma davano un buon raccolto di fieno. Avevano di suo un gregge misto che, tra pecore e capre, arrivava a cento capi e passa. Con la ricavatura delle stalle governavano vigne e oliveti. Avevano anche una bandita con un bosco di una qua-rantina d'ettari. I guardiacaccia, attaccati e fidati, veni-vano scelti apposta per badare anche il fattore.
Non buttavano via niente queste faine: i terreni ren-devano e i Boni del Tesoro fruttavano da sé.

Quando però le cose cominciarono a cambiare nella campagna e non c'era verso di trovare un toscano che volesse lavorare su quei poggi, nemmeno a pagarlo oro, questi signori fecero consiglio nella sala più grande della villa e, quando si alzarono da quei seggioloni, avevano deciso dì vendere tutto a cancelli chiusi ad uno che aveva fatto i soldi con la concia delle pelli.
La cosa fu criticata da tutti gli abitanti di Faggeto; ma loro andarono a diritto. Con quello che presero anda-rono a comprare due o tre chilometri di spiaggia dalla parte della Maremma, dove fecero i soldi a cappellate per via degli ombrelloni. "La volete la rena? Allora pagatela!" Avevano, come beni al sole, delle spiagge e vendevano l'ombra, queste faine! Insomma gli andò bene anche là.
I baroni non si fecero più vedere a Faggeto, però mandarono a dire a quelli che c'erano rimasti che la rena rende più della terra.
L'unica cosa che c'è rimasta della famiglia è lo stemma con la faina scolpito sul muro del cancello: lei sta ritta sulle gambe di dietro, ha la coda che sembra un serpente e ride come ride una faina bianca.
La villa in piano è sempre stata dei conti della Mela-grana. Un tempo questi conti avevano dei grandi pos-sessi tutti intorno alla villa, oltre che un bel palazzo a Lucca ed un castelluccio a Montemerlo. Lo stemma della melagrana era dappertutto: sulle soglie della porta, sui carri dei contadini, sulle campane della chiesa, sui piatti, sulle scodelle, sulle forchette. C'erano come fissati. Si diceva che in antico avevano una parentela con una certa Tilde di Canossa, che aveva, anche lei, a che fare con la melagrana.

Per via del viziaccio di giocare, i conti avevano perso tutti gli averi ed erano andati alle ciulì. Ora gli era rimasta questa bella villa e basta. La villa, ancora attorniata di melagrani, era la vecchia casa da dove era cominciata la fortuna dei conti.
Questa villa si trova a cavalcioni di un torrente chiamato Urlo. E' differente da tutte le altre, si vede bene; infatti, da come è murata, si capisce che faceva da ponte e da molino.
Nei tempi passati venivano da tutte le parti carri ti-rati da buoi, calessi o barroccini tirati da cavalli, asini con le some e persino carretti spinti a mano. Venivano per macinare grano, orzo e granturco.
Ecco come avevano fatto i soldi quelli della Mela-grana! Tutti i contadini della zona dovevano passare di li; e, macina oggi macina domani, avevano ammuc-chiato parecchio. Anche se chi faceva macinare non pagava in contanti, era lo stesso; perché allora lascia-vano un tanto di farina. Che facevano i conti con que-sta farina? Caricavano tutto nei barrocci e, attraverso Buti, facevano arrivare la merce a Lucca; qui c'era gente capace di pagare con tutte le monete del mondo e i Lucchesi, quando vedono l'affare, sganciano volentieri.

Andavano bene le cose a quei tempi. L'acqua faceva girare la ruota del molino perché doveva passare per forza di lì; la ruota del molino faceva girare le macine. La villa, che serviva da ponte e da molino, era fatta a furbo; sia la gente che l'acqua dovevano passare di li.
Quella ruota, fatta con legno di sorbo, era stata la ruota della fortuna per la famiglia dei Melagrana. E, fintanto questa girò, le cose andarono a gonfie vele. Comprarono di qui, comprarono di là: terreni in cam-pagna e possessi in città. Poi fermarono il molino, misero una catena sul ponte di quercia e si misero a fare i signori.
Stettero bene per un bel pezzo e mandarono i ma-schi a studiare a Padova e a Pavia. Vivevano di rendita. Poi la cosa cambiò da così a così.

( continua )

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