LUCIANO MARRUCCI
Novelle, Racconti, Piccole Storie
 





Avemmaia
Preghiere per i piccirulli


Fate festa con me!


C'è posta per te!


La penna
maestra

Vanni della
Melagrana

Teatro

Nova Abbazia


La nostra
"Galleria"



Staccia, Buratta!
Ecco due piccole filastrocche che si collocano nel gioco che attiva nel bambino un primo movimento ginnico (ci sarebbe da annoverare anche la capriola che consiste nel far reclinare il bambino fino a porgere le manine tra le gambe: il tato o lo zio afferra saldamente queste mani e lo issa con mossa veloce verso l’alto; praticamente il bambino viene rovesciato all’in su per ricadere proprio davanti al suo allenatore).
Staccia, buratta si fa mettendo a sedere il bambino al di sopra delle ginocchia; la persona che tiene il bambino per le mani rimane seduta accompagnando il dondolio del piccolo sul ritmo di questa cantilena: staccia-buratta, Martino della gatta - La gatta andette al colle - tornò tutta molle - gli fece un ciaccino - coll’olio e con i’ sale. Gli ultimi versi che sono buttalo - buttalo - in d’ mare! accompagnano il gesto finale di lasciar quasi cadere il bambino verso terra prima di riportarlo rapidamente verso il petto di chi lo sostiene.
C’è poi il gioco del cavallino. In questo caso il nini viene posto in sella alla stessa scarpa del tato che stando a sedere con le gambe accavallate, lo regge per le mani e lo fa dondolare al ritmo di questa canzoncina: Cavallino a ri a ro - piglia la biada che ti dò - per andare a San Francesco ... Voglio qui notare che a San Miniato andare a San Francesco significa proprio andare in una località precisa: quella appunto antistante alla chiesa o quella retrostante dove calessi e barroccini recavano i sacchi delle olive che venivano frante al grande frantoio del convento.


Cantilene, indovinelli, filastrocche e canzoncine.

Nebbia, nebbia coccolina passa il monte alla collina! Ma qui non ci passare, c'è tre omini a zappare e tre donne a fare i'pane e il garzone nella stalla che strigliava la cavalla. La cavalla e il cavallino per andare ad il mulino. Ii mulino si guastò e Beppone s impicco.

Interrompendo per un po' la serie delle cantilene e delle filastrocche, riporto alcuni indovinelli, di quelli che si tramandavano fino a poco tempo fa; naturalmente sono piuttosto vecchiotti, ma è proprio per questo che si ripresentano col gradevole sapore che hanno le «novità» dimenticate.

Da metà in su, tutt'occhi; da metà in giù, tutta bocca; ha gli occhi ma non vede, ha la bocca senza denti e morde. (Le forbici).

Chi è quello che ha la corone e non è re, ha il cappello rosso e non è cardinale, ha la barba e non è eremita, ha gli speroni e non è cavaliere, suona mattutini e non è sacrestano, zappa la terra e non è contadino? (Il gallo).

Son dì spine incoronato, sono preso e son legato, son battuto e flagellato e, venuto il tempo mio, sarò uomo o sarò Dio. (Il grano).

Cruda non si trova, cotta non si mangia (La cenere).


Mezzo pepe, mezzo refe, mezzo topo, mezza lana: è un paese di Toscana; indovina, indoviné, indovina che cos'è! (Peretola).


Cavallino arri arrò piglia la biada che ti do e la sella che ti metto per andare a San Francesco. A San Francesco c'è una via per andare a casa mia.

A casa mia c'è un altare con tre angeli a cantare, con Giuseppe e con Maria. Oh, che bella compagnia!

Di sapore campestre è questa canzoncina dedicata alla capra; forse è proprio quella destinata dai genìtori a fornire il latte buono per il «nini»; lui è ormai svezzato e la mamma va a fare l'erba; gli lascia vicino la capretta… che bruca tra l'erbetta.

Capra, capretta, che bruchi tra l'erbetta, vuoi una manciatina di sale da cucina? Il sale è salato, il bimbo è nel prato, la mamma è alla fonte, il sole è dietro il monte, sul monte c'è l'erbetta. Capra, capretta!

La canzoncina dell'«Occhio bello» è adatta per il bambino che ha incominciato a chíacchierare un po'. Sì tratta di uno scherzetto che lo farà sorridere se saremo garbati con il suo nasino...

Questo è l'occhio bello, e questo è il suo fratello. Questa è la gotina e questa la sorellina. Questo è l'altaruccio e questo è il campanelluccio. Dindolon, dindolon.

La novella dello stento

Tre tozzi di pansecco in tre strette tasche stanno.
Trentatré trentini trottavano tutti e trentatré per le vie di Trento.
Pisa pesa il sale al Papa; il papa pesa il sale a Pisa.
Sopra la panca la capra campa; sotto la panca la capra crepa.

Questi erano esercizi per sciogliere la lingua; c’erano poi gl’acchiapparelli. Qualcosa che metteva a dura prova la pazienza dei bambini era invece la arcinota “novella dello stento”.

La novella dello stento che durava tanto tempo. Te la dico o te la dirò?

Come il bambino rispondeva di sì, veniva detto:
“Non si risponde di sì alla novella dello stento, che durava tanto tempo. Te la dico o te la dirò?”.
Se invece rispondeva di no, si proseguiva così: “Non si risponde di no alla novella dello stento, che durava tanto tempo. Te la dico o te la dirò?”.
Dopo aver provato a rispondere in vari modi con il medesimo risultato, il bambino, un po’ sdubbiato ed anche contrariato, decideva di rimanere zitto; ma seguiva ugualmente la replica implacabile della “novella dello stento”. ““Non si sta zitti alla novella dello stento, che durava tanto tempo. Te la dico o te la dirò?”.

Canzone in gioco

Oh, che bel castello!
Tollerino e tollerello.*
Oh, che bel castello
Tollerino e tollerà.

E il nostro gli è più bello
Tollerino e tollerello.
E il nostro gli è più bello
Tollerino e tollerà.

E noi lo bruceremo!
Tollerino e tollerello.
E noi lo bruceremo!
Tollerino e tollerà.

E noi lo rifaremo!
Tollerino e tollerello.
E noi lo rifaremo!
Tollerino e tollerà.

Si leverà una pietra!
Tollerino e tollerello.
Si leverà una pietra!
Tollerino e tollerà.

Che pietra leverete?
Tollerino e tollerello.
Che pietra leverete?
Tollerino e tollerà

La - più - bel-la - che - ci - sia
me - la - vo-glio - por-tar - via!

* Esiste anche la variante “Marcondino Dionondello”

Nebbia, nebbiolina

Nebbia, nebbia coccolina,
passa il monte alla collina!
Ma di qui non ci passare,
c’è tre omini a zappare
e tre donne a fare i’ pane
e il garzone nella stalla
che strigliava la cavalla.
La cavalla e il cavallino
per andare ad il mulino.
Il mulino si guastò
e Beppone s’impiccò

Proverbi dell’anno

Gennaio Gran freddo di gennaio / empie casa e granaio.
Febbraio Febbraiuzzo / corto e brutto.
Marzo Se marzo non marzeggia / c’è aprile che pazzeggia.
Aprile Aprile freddolino / molto pane e poco vino.
Maggio Maggio ortolano / molta paglia e poco grano.
Giugno Giugno / la falce in pugno.
Luglio Vino bianco e capponi / di luglio non son buoni.
Agosto Quando piove d’agosto / piove miele e piove mosto.
Settembre Settembre / o porta via i monti o secca le fonti.
Ottobre A ottobre domanda funghi / castagna e ghianda.
Novembre A novembre con le foglie / cadon viltà e voglie.
Dicembre Dicembre piglia e non rende / se perde una luna ti porta fortuna.

Chiccolino

- Chiccolino, dove stai?
- Sotto terra, non lo sai?
- E là sotto non fai nulla?
- Dormo dentro la mia culla!
- Dormi sempre, ma perché?
- Voglio crescer come te!
- E se tanto crescerai,
chiccolino, che farai?
- Una spiga metterò;
tanti chicchi ti darò.

Arturo Graf

[Le filastrocche sono perlopiù anonime. Questa, che riportiamo, appartiene alla penna di Arturo Graf, un poeta nato ad Atene e deceduto nel 1913 a Torino. A mio giudizio, è la più bella, o, almeno, la più poetica. Presente nei vecchi libri scolastici, meritava, davvero, una divulgazione on-line. L.M.]