LUCIANO MARRUCCI
Novelle, Racconti, Piccole Storie
 





Avemmaia
Preghiere per i piccirulli


Fate festa con me!


C'è posta per te!



La penna
maestra


Vanni della
Melagrana


Teatro

Nova Abbazia


La nostra
"Galleria"




Vocabolario dei primi due anni


Babbo – Il padre. Da principio anche babba per assonanza con mamma.
Bau - Il verso del cane. Bausette! Simulata intenzione di far paura al bambino.
– Il verso della pecora; la pecora stessa.
Bua – La ferita, il livido, il dolore fisico. Il bambino s’è fatta la bua.
Bubbo – L’essere di cui bisogna aver paura. L’omo nero. Attento: c’è il bubbo che ti mangia!

Cacca – Le feci del bambino; ma anche tutto ciò che non si può toccare, né si deve mangiare. E’ cacca! Stai alla larga non toccare!
(A) Cecce – Anche a ceccia. A sedere. Mettiti a cecce.
Chicco – Il dolce; una cosa buona. Babbo t’ha portato i chicchi!
Ciao – Espressione di saluto, presente più nel gesto che nella parola del bambino. Fai ciao a tato!
Ciccia – La carne. Ora il bambino bravo mangia la ciccina.
Ciccino – Il bambino. Usato anche al femminile. Cha fa la mia ciccina?
Ciuccio – Il biberon. Detto anche puppo.
Cocca – La gallina.
Cocco – L’uovo. Ciò che si cova e viene coccolato. Tu sei il mio cocchino!
Cucco – L’ultimo nato; il prediletto. Il cucco è l’ultimo nato della nidiata; proprio perché si presenta più debole degli altri è oggetto di maggiori cure da parte dei genitori e finisce per diventare più bello e più forte degli altri.

Dindo – La moneta che squilla. Lo vuoi il dindo?
Dindòn – La campana.
Dondo – Il dondolo.

Feffe – Il caffellatte.

Lallo – Il cavallo.

Mamma – La madre.
Miao – Il verso del gatto; il gatto stesso.
Mimmo – L’altro bambino. Andare ai mimmi. Uscire fuori dove s’incontrano altri bambini.
Mommo – Qualsiasi bevanda.

Nanna – Dormire; più semplicemente, addormentarsi. Andare a nanna: andare a letto. Fai la nanna: Addormentati.
Ninna–Nanna – Cantilena con cui si cerca di addormentare la creatura.
Nina – La bambina.
Nino – Anche nini. Il bambino.
Nonna – La madre di uno dei genitori. Anche la vecchia, ma in tono affettivo.
Nonno – Il padre di uno dei genitori.

Pappa – La zuppa.
Pappo – Il pane. Pappo più mommo è uguale a pappa.
Pipì – L’urina.
Popò – Le feci del bambino, ma non in senso dispregiativo. L’hai fatta la popò? Per affinità di segnali sonori, anche l’auto.
Puppa – Il latte più che la stessa mammella. In mancanza di latte materno, tutto ciò che può uscire dal ciuccio.
Puppo – Il biberon, detto anche ciuccio.

Tata – La sorella, la zia, l’amica.
Tato – Il fratello, lo zio, l’amico.
Totto – Il cane. Totto! (anche Tosto!) Stai alla larga; non toccare!
Tottò – Le botte. Stai buono, sennò ti fo tottò.

Appendice

Ah! Ah! Signore Dio, ecco io non so parlare: sono un bambino! Ger I, 6

Interiezioni, fonemi, epifonemi sono espressioni di difficile denominazione e di comunissimo uso. Voci al confine tra la parola e il suono. N. Tommaseo le chiama minime unità fonologiche. Di fatto in molti casi esprimono molto di più del nome, del verbo e di qualsiasi altra parte del discorso. (Tanto per fare un esempio che vale nel campo degli adulti, un semplice boh! Tende a significare: non lo so e non m’importa di saperlo.).
Eh! (con tono esclamativo) equivale a: Ho capito! Sono d’accordo!
Eh? (con tono interrogativo) equivale a: Non ho capito! Non sono d’accordo!
E’ sorprendente che la più minuta parte del discorso sia adatta ad esprimere , non solo l’idea, ma anche l’emozione. Essa è rivelatrice (traditrice) di uno stato d’animo oltre che del pensiero.
L’epifonema è l’infanzia della parola; è naturale che il bambino trovi in esso ciò che più corrisponde alle sue esigenze di linguaggio immediato. Proviamo a dare uno schema approssimativo d’espressioni elementari:
Oh! Assenso, richiamo
Eh! Consenso.
Eh? Interrogazione, domanda
Ih! Scherno, canzonatura, schifo.
Oh! Sorpresa, stupore.
Uh! Meraviglia, orrore.
Si può dire che, per lo più, il bambino monologa sulla a, piange sulla e, vocalizza sulla u (quella che il Tommaseo chiama la vocale più armonica).
Ueh! Ueh! È il verso più comune del pianto. Ma è importante notare come nella strascicata delle vocali il segnale può variare secondo la tonalità minore o maggiore! La forza si esprime in maggiore, il languore in minore, come mi pare di dover affermare anche per i versi degli uccelli. Volendo cercare un’analogia con i linguaggi d’altri animali, trovo che la voce del capretto è forse quella che più assomiglia per qualità timbrica a quella di un bambino. Ho visto più volte la capra accorrere dove un bambino piangeva. Memoria codificata del servizio che faceva la “mucca dei poveri”? O semplicemente affinità di linguaggio tra bambini e caprettini che in tempi remoti si copiarono i loro segnali? Certi segnali sono naturali rispondendo alla struttura dell’apparato fonetico o, comunque, ad un’acquisizione remota; altri sono convenzionali e si riferiscono in qualche modo al suono o al rumore che accompagna una funzione. Consideriamo le fasi del mangiare:
Ahum! Invito ad aprire la bocca (Mangialo: è buono!).
Gnahum! Invito a masticare (Fanne un boccone!).
Mahum! Invito ad ingoiare (E’ buono: buttalo giù!).

Può essere interessante notare come, mentre i nomi hanno sillabe consonantiche e iniziano per consonante, le interiezioni cominciano per vocale e molto spesso sono risolte in un’unica sillaba. Esistono poi delle forme contratte che in una sillaba sembrano assimilare la funzione del complemento con quella del verbo.
To’! Io do a te, (prendi!).
Mo’! Tu dai a me (Dammi!).
Le’! (con la variante Leh!) che io ipotizzo come la fusione dell’avverbio Lì con l’interiezione Eh. Risulta in questo caso una ingiunzione che corrisponde a questa frase: Stai lì eh!
Il caso di un verbo che si contrae in un’interiezione potrebbe essere quello dell’ingiunzione che si fa per lo più ad un cavallo quando s’invita ad andare avanti: ii!, con preciso riferimento al verbo latino ire.
Tra le espressioni contratte sono quelle che resistono nel linguaggio degli adulti:
Baoh! Bada oh!
Gaoh! Guarda oh!
Seoh! Senti oh!