LUCIANO MARRUCCI
Novelle, Racconti, Piccole Storie
 





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La novella dell'uomo della nuvola

Senza una pianta di ulivo, senza una pianta di vite, il poggio pulito e arcuato, era tutto coperto di lupinella in fiore. Sembrava la groppa di una cavalla che avesse addosso una gualdrappa rossa e verde. All'improvviso, da levante, comparve una chiazza bianca. La macchia si allargò, si allargò, Diventò come una nuvola spinta dal maestrale; ora la collina appariva tutta coperta da un'unica grande pelliccia di pecora.

" E' arrivato l'uomo della nuvola ", dissero i bambini di Faggeto e corsero verso la collina. Si sentirono i sonagli con quei rintocchi radi che danno le campane di campagna sui finire del doppio. In mezzo al gregge di pecore videro quest'uomo che reggeva un bastone lungo e ricurvo. Si avvicinarono ancora: egli aveva una giubba aperta senza maniche, dei calzoni di fustagno e una fusciacca di canapa intorno alla vita. Andarono ancora più vicino: era un giovane vecchio. La sua pelle aveva il colore del rame di una statua fusa d'allora e le sue vene parevano rivoli della colata. Intorno alla testa aveva una corona di capelli bianchi, fini e arricciolati come quelli di agnello appena lavato dalla madre. I suoi occhi erano limpidi e celesti. Mandavano lampi verdi quando sorrise ai ragazzi che si erano fatti strada tra le agnelle più vicine.

" Chi sei? ", gli domandò uno di loro, " Abbiamo sentito parlare di te e della nuvola bianca che porti dietro a te. La nuvola che copre la collina come se fosse una grande pelliccia di pecora. Chi sei? ".
" La nuvola che trascino dietro di me è quella stessa che trascina me. Ma se volete sapere chi sono, dovete sapere come comincia la mia storia. E allora sedete con me in questa tonsura di prato... C'era un bambino che non aveva mai visto il mare. Questo bambino ero io. Il Barone Della Fama Bianca, che doveva essere proprio mio padre, stabilì un livello di cento staia di grano e dieci barili d'olio, perché il Priore della Chiesa mi allevasse e mi istruisse.

Il Priore morì prima di giungere a vecchiaia. Intanto io avevo imparato a leggere sui grossi libri che avevano le costole di pergamena. Per quanto avessi imparato a scrivere su fogli bianchi senza righe, io non sapevo raccontare niente di me perché la mia storia non era ancora incominciata. Allora ero un bambino che non aveva mai visto il mare.
Guardavo le nuvole che si avvicinano e si allontanano da me; ero sicuro che loro venivano dal mare e al mare ritornavano. Da quello che avevo letto sui libri, sapevo che le rondini fanno così lunghi viaggi da raggiungere altre terre. Sapevo anche che tutti i ruscelli, come quello che attraversava la mia terra, corrono verso i fiumi e che i fiumi vanno con lento ma continuo cammino verso il mare.

Nel mio borgo non conoscevo nessuno che si allontanasse da casa per lo spazio di una giornata. Uscivano la mattina e rincasavano prima di sera.
Un giorno, fu proprio quel giorno, passò dalle mie parti un pa-store con un branco di pecore. Lui aveva visto il mare. Gli domandai cosa bisognava fare per vederlo e lui mi rispose che bisognava muoversi col sole. Bastava andare verso o contro il sole per trovare il mare. Quando gli chiesi se potevo fare questo cammino con lui mi disse che dovevo chiederlo a mio padre e a mia madre. Ma io non conoscevo ne mio padre, né mia madre e chi mi aveva insegnato molte cose ora aveva solo cinque parole sulla tomba. " Allora vieni con me ", mi disse il pastore, "Più o meno presto, più o meno tardi, il mare lo vedrai anche tu ".

Così diventai garzone di gregge. Imparai altre cose: tosare le pecore, mungere, far cagliare il latte ancora caldo per preparare for-maggi e ricotte. Dormivo nei fienili e nei covili, più spesso sotto il cielo aperto avendo imparato a coprirmi gli occhi piegando il braccio sulla fronte. Ma la mia ansia di arrivare mi faceva sembrare il viaggio troppo lungo.
Un giorno arrivammo ad una grande basilica di marmo che per tetto aveva il cielo e per impiantito aveva un prato. Dentro c'era un grande silenzio; allora quello che mi aveva condotto fin là mi disse: " Tutto quello che dovevi imparare lo hai imparato. Ascolta: se sai come partire, sai come arrivare. Questo cammino lo devi compiere da solo perché... è una cosa grande quella che vuoi fare ".

Mi dette dieci agnelle, cinque pecore pregne e cinque da latte, più un montone con le corna avvolte. Mi consigliò di tenere la mia ombra davanti, al mattino, e dietro, alla sera. Nel salutarmi mi disse: " Vai col sole! ".
Andai col sole. Mi ci vollero due settimane per arrivare a Fonte-blanda, vicino a Talamone. Attraversata la macchia, trovai la rena e oltre la rena c'era il mare che ci aspettava. Era turchino, ma quando il sole tramontò prese tutti i colori. Ricordo che le pecore pregne vennero dietro a me verso questa prateria, fino a bagnare nell'acqua le loro ombre. Non ci staccammo dalla spiaggia fino a che non venne notte. Quando la luna si abbassò, si abbassò sull'acqua, tra la terra e la luna si formò una tremula strada d'argento; come un invito ad an-dare più oltre.

In seguito andammo verso l'altro mare, dove sorge il sole. Da allora, l'onda diventò sponda. Da sponda a sponda traghettai il mio gregge tante volte quanto sono le stagioni che formano la mia età. Mi accorsi quasi all'improvviso che il mio gregge era diventato come una grande nuvola e allora mi domandai quale fosse il vento che la sospingesse.
Cari ragazzi, che ora mi guardate, questo, io non lo so: se sono io a trascinare questa nuvola, o se è questa nuvola a trascinare me ".
Come il pastore fece silenzio, le pecore mossero verso di lui e nell'andare strusciarono i loro velli sui fianchi dei bambini e con questo movimento davano una carezza e la ricevevano da loro.


L.M.