LUCIANO MARRUCCI
Novelle, Racconti, Piccole Storie
 





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Novelle per addormentare il bambino ...o anche per svegliarlo





La novella della pentola di rame

A Faggeto, viveva con la sua nonna una bambina di nome Giuggiolina. Prima di morire la sua nonna le disse:
" Ascolta, Giuggiolina! Ascolta me: Io non ho altro da lasciarti che questa pentola. Te l'ho tenuta da parte proprio per te. Lo vedi? E' una bella pentola di rame con la pancia e il suo coperchio col manichino d'ottone. Tu vedrai che ti porterà fortuna. Tenne di conto! Hai inteso?".

Prima di sparire, la sua nonna gli aveva voluto lasciare questa pentola che portava fortuna. Come rimase sola, Giuggiolina cominciò a pensare: " Ora che ci faccio con questa pentola con la pancia di rame? Sarà meglio che mi metta d'accordo con il bambino più furbo che ci sia in paese ".

Il bambino più furbo di Faggeto era un certo Traffichino; l'andò a trovare e gli disse: "Senti, Traffichino, una pentola che porta fortuna, io ce l'avrei. Bisognerebbe metterci insieme io e te che sei più furbo di me. Che si fa? Che si fa? ".
" Si fa così: si porta la pentola al mercato di San Miniato e si vede che succede ".
Ci voleva un banchettino e allora si fecero fare, a debito, da un falegname, due caprette di gattero, presero un uscetto da mettere sopra e due seggioline per starci a sedere, lui e lei. E un martedì, la mattina presto presto, partirono per San Miniato.

Presero il posto in fondo al piazzale vicino a una donnina che vendeva gli odori; qui rizzarono il banchettino e proprio nel mezzo misero la pentola con un foglio dove c'era scritto: "Questa pentola con la pancia di rame è una pentola che porta fortuna ".
Poi, a sedere sulle seggioline impagliate, stettero ad aspettare la gente. Ma la gente non arrivava. Allora la donnina che vendeva gli odori disse a questi bambini che non facevano affari: " La gente ancora non vi conosce. Fatevi sentire, inventate qualcosa! ".

Giuggiolina e Traffichino si misero d'accordo, poi cominciarono a urlare tutti e due insieme: " Clienti, clienti, venite qua! Questa è la pentola che porta fortuna a chi la piglia e a chi la dà! ". Il primo ad arrivare fu una guardia comunale.
" O bambini, che ci fate qui al mercato? ".
" Scusi, lei è un cliente? ", domandò Traffichino.
" Un cliente? Io sono una guardia del Comune. Qui voi non ci potete stare! Lo sapete o non lo sapete che questo è suolo pubblico? ".
" E che vuol dire suolo pubblico? ".
" Suolo pubblico vuol dire terra di tutti ".
Ma se è di tutti, perché noi non ci si può stare? ".
" Se ragionate così, io vi porto dal capoguardia. Voi non siete in regola perché bisogna pagare le tasse. Non lo sapete che tutti pagano le tasse?".
Come rimasero soli, Giuggiolina e Traffichino si trovarono tutti e due d'accordo. Dissero: "Bisogna cambiare aria. Qui non è aria. E' meglio sbaraccare ". Presero la pentola, levarono l'uscettino e le due caprette e con le due seggioline impagliate, sconsoli sconsoli, se ne tornarono a Faggeto.



Una volta la settimana passava da Faggeto un venditore ambulante che tra casa e casa si metteva a gridare: " Scarpe, ciabatte e zoccoli! ". Traffichino gli volle raccontare di come erano andate le cose al mercato di San Miniato. Gli disse il venditore di scarpe ciabatte e zoccoli: " Avete sbagliato a non andare al mercato dell'Antella. Sic-come c'è la gente più furba che esista, è proprio là che si vende e compra d'ogni cosa un po'. Questa è roba che all'Antella garba di certo".
" Si decide? ", domandò Traffichino a Giuggiolina. "Si decide! ", rispose Giuggiolina. E così una mattina presto presto, con le due ca-prette in legno, con l'uscettino per metterlo sopra e le due seggioline impagliate, presero il treno per l'Antella.

Come arrivarono, piazzarono il banchettino vicino a due vec-chietti che facevano i bomboloni. In quel mercato vendevano proprio di tutto. C'era chi vendeva balle di caffè vuote. C'era chi vendeva, a cinquecento lire l'una, ghiande che fanno querce grandi come case. C'era gente che comprava dischi con la voce di gente morta da un pezzo.
Loro misero la pentola in mezzo al banchettino e cominciarono a urlare un po' per uno: " Pentola con la pancia di rame che porta for-tuna! ". Venne uno, prese la pentola in mano, la girò e la rigirò, poi con un lapissino scrisse su un fogliettino due numerini che aveva visti in fondo alla pentola. Gli disse Traffichino, quando lui ebbe finito:
" Scusi, Lei che fa? ", "Ho segnato i numeri; li voglio mettere al Lotto. Avete detto che porta fortuna? ", " Sì ", disse Traffichino, " ma la pentola è nostra. Se vince, cosa ci dà? ". " Niente vi do " rispose ancora quell'uomo, " I soldi ce li metto io, mica voi! ".
Ci rimasero male, ma continuarono a chiamare gente.

Arriva una persona e gli fa: " Se la pentola fosse tutta lustra, la comprerei io. Così non fa figura! ". Allora si misero a lustrarla bene bene e, quando fu tutta luccichente, la rimisero sul panchettino; ma, aspetta aspetta, quello non si fece più vedere. Si presentò invece uno che, si vede, cercava roba vecchia; guardò la pentola e disse: " Se non era lustrata, la compravo io. Ma, così… non se ne parla nemmeno ".
Mogi mogi, con le braccia conserte, i due bambini stettero boni dietro il banchettino senza più chiamare gente. E poi, come facevano a chiamare gente se avevano il nodo alla gola?
I bombolonai, che erano marito e moglie, se n'accorsero che quei due bambini non facevano affari con la pentola, e li chiamarono.

" O bambini, lo volete un bornbolone per uno? ".
I bomboloni erano belli caldi e inzuccherati e mandavano intorno un odore... un odore... Ma Giuggiolina rispose:
" Un'altra volta! I soldi che abbiamo bastano, sì e no, per ritornare a casa".
" Ma per voi è gratis! Non ci mancherebbe altro! ".
Andarono al banco dei due vecchietti. I bomboloni erano belli caldi e inzuccherati e avevano un sapore... un sapore...

"Noi, nipoti non se n'ha, né se ne può avere; è perché non abbiamo figlioli ", disse il vecchio, " ma due nipoti come voi ci gar-berebbe averli davvero! Si vede che siete arrangini... E noi vi si vuole aiutare. Ve lo dico io a che servirebbe bene questa bella pentola. Per fare i bomboloni! Basta sapere come si fa l'impasto! E noi vi s'insegna! Ma tornate quest'altra settimana! Avete capito? ".

La volta dopo erano lì col fornello di ferro e il fiasco dell'olio. Fecero l'impasto come volevano i vecchi e i bomboloni vennero a galla belli gonfi. Un odorino.., un odorino...
Il vecchio e la vecchia chiamarono il bambino e la bambina e, un po' per uno, fecero questo discorso: " Siete stati bravi a imparare così alla svelta.., ora ascoltate bene! Noi s'era già deciso di smettere di fare i mercati. D'inverno, il freddo incomincia a darci noia... D'estate, non ci si difende dal caldo... E poi, lo volete sapere? I nostri quattrinelli, si sono già messi da parte. Ma, oh! Acqua in bocca, eh? Ora tocca a voi a farvi strada. Noi vi si lascia il posto. Voi il mestiere l'avete già imparato. Sentite: quando vengono le belle giornate gli studenti delle scuole vicine escono accompagnati dai loro professori e dalle professoresse. Loro dicono che escono per fare le ricerche... Noi, cosa sono queste ricerche non si sa. Per me, vengono a mangiare i bomboloni. Non si supplisce! Ma, oh! Acqua in bocca, eh? ".

E così, al mercato dell'Antella, dove viene e dove va la gente più furba che ci sia, Giuggiolina e Traffichino, tutti vestiti di bianco e con due cappelloni fatti proprio come un bombolone, diventarono due bravi bombolonai. Ne vendettero, ne vendettero. Vennero delle belle giornate; gli studenti, accompagnati dai professori e dalle professoresse, fecero in quell'anno tante ricerche e loro vendettero tanti bomboloni. Insomma, con questa pentola di rame, fecero affari e pare che abbiano messo diversi quattrinelli in un libretto della Cassa di Risparmio... Ma, oh! Acqua in bocca, eh?


L.M.